Altro bisogno da garantire, quello della “sicurezza alimentare”, grazie a “controlli adeguati” che congiurino “gravi rischi per la salute di molti”. “Nei Paesi caratterizzati da redditi elevati si fa notare infatti nel testo la sicurezza alimentare non riguarda tanto il problema dell’accesso al cibo quanto della sua salubrità”, minacciata dalla “ricerca di un interesse economico immediato” che “può determinare usi superficiali e colpevoli delle tecnologie agricole, con gravi rischi per la salute di molti”. “Le conseguenze possono essere particolarmente gravi se alla concentrazione di attività produttive sempre più complesse non corrispondono controlli adeguati”, come è accaduto con la diffusione del morbo della “mucca pazza”, è il grido d’allarme della Cei, che lancia un appello “alle autorità pubbliche”, alle quali compete “la vigilanza in materia di sicurezza degli alimenti e la verifica degli effetti, diretti 9° indiretti, delle nuove tecnologie e dei nuovi prodotti alimentari sulla salute dell’uomo e sull’ambiente”. Non mancano, nel documento, riferimenti a fenomeni come quelli dei “neorurali” le persone che abbandonano la città per andare a vivere in campagna, pur continuando a lavorare in città o dell’impatto dell’immigrazione extracomunitaria, che costringe le nostre comunità ad aprirsi alla “mondialità” e al dialogo ecumenico ed interreligioso. Tra i problemi da affrontare, la “difesa” delle zone rurali e dei “prodotti tipici”, lo scarso impiego dei giovani in agricoltura, e le questioni ecologiche, al centro delle quali c’è “l’uso saggio dell’acqua”.