"Giovanni Paolo II ha ricordato il card. Sodano ha diffuso nel mondo questo Vangelo di salvezza, invitando tutta la Chiesa a chinarsi sull’uomo di oggi per abbracciarlo e sollevarlo con amore redentivo. Sia nostro compito raccogliere il messaggio di chi ci ha lasciato e farlo fruttificare per la salvezza del mondo!". Nella prima parte dell’omelia, il porporato aveva esordito: "E’ vero. Il nostro animo è scosso da un fatto doloroso: il nostro Padre e Pastore, Giovanni Paolo II, ci ha lasciati. Egli, però, per ben 26 anni, ci ha sempre invitati a guardare a Cristo, unica ragione della nostra speranza. Per ben 26 anni, Egli ha portato in tutte le piazze del mondo il Vangelo della speranza cristiana, insegnando a tutti che la nostra morte non è che un passaggio verso la patria del cielo". Per questo, ha spiegato Sodano, "il dolore del cristiano si trasforma subito in atteggiamento di profonda serenità. La fede ci invita a levare il capo e a guardare lontano, a guardare in alto", partendo dalla consapevolezza che "la vita non ci è tolta, ma è solo trasformata. Si spiega così la gioia del cristiano in ogni momento della propria vita". Poi il riferimento diretto alla festa liturgica di oggi e all’enciclica "Dives in misericordia", scritta nel 1980, in cui Giovanni Paolo II ha sottolineato Sodano "ci invitava a guardare a Maria, la madre della misericordia. E fu il medesimo nostro amato Papa a chiamare, poi, la Chiesa d’oggi ad essere la casa della misericordia". Infine il saluto finale a Giovanni Paolo II. "Al nostro indimenticabile Padre noi diciamo, con le parole della liturgia: ‘In Paradiso ti conducano gli Angeli! Un coro festoso ti accolga e ti conduca nella Città Santa, la Gerusalemme celeste, perché là tu abbia una requie eterna. Amen!". ” “