“Il rischio concreto di fughe in avanti” sul tema della vita, la più grave delle quali è “il dire che l’embrione non è una persona”, è stato oggi rilevato con preoccupazione dal presidente del Senato Marcello Pera. Intervenendo in diretta da Palazzo Madama ad un dibattito promosso dall’emittente cattolica Telepace al termine dell’incontro di Benedetto XVI con il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Pera ha avvertito che “si realizza una fuga in avanti ogni volta che si trasforma un desiderio in un diritto. Il desiderio di una donna di essere madre diventa il diritto ad avere un figlio. Il desiderio di un ginecologo di aiutarla” diventa il diritto ad assicurarle “un figlio, in qualunque circostanza”. “Il desiderio del genetista di conoscere i meccanismi della vita diventa il diritto a fabbricare una vita. Il desiderio dello scienziato di conoscere” la realtà umana, “diventa il diritto alla libertà assoluta e incondizionata della ricerca scientifica”. Passare automaticamente “da un desiderio a un diritto” secondo Pera provoca “un corto circuito”.
Ma vi è una “fuga in avanti” che il presidente del Senato ritiene ancora più grave: quella degli scienziati e opinionisti, “talvolta improvvisati teologi, che ritengono di poter dire con sicurezza e talvolta mi pare con sicumera che l’embrione non è una persona e magari inventano degli pseudo-concetti scientifici come quello di pre-embrione, di pre-vita e così via”. Definizioni, ha concluso, “che hanno un valore solo convenzionale e servono soltanto per autorizzare alcune ricerche o alcune operazioni”.