” ““Oltre agli importanti documenti che abbiamo firmato, oltre ai discorsi ufficiali, abbiamo potuto parlarci, discutere assieme dei problemi comuni e delle modalità per affrontarli. Credo che in questi giorni a Varsavia si sia finalmente respirata un’aria di unità paneuropea”: è soddisfatto il presidente polacco Aleksander Kwasniewski, “padrone di casa” del vertice dei 46 paesi aderenti al Consiglio d’Europa conclusosi nel primo pomeriggio. “L’Europa è molto cambiata negli ultimi anni spiega Kwasniewski -: abbiamo di fronte le grandi sfide del terrorismo, della sicurezza e del benessere dei nostri cittadini, dell’allargamento dell’area democratica… E’ parso a tutti necessario operare in stretta collaborazione, mediante il Consiglio d’Europa e rafforzando la complementarietà fra questo, l’Ue e l’Osce”. In questo senso i leader politici hanno adottato una Dichiarazione conclusiva, mediante la quale hanno affidato “al collega Jean-Claude Juncker il compito di redigere, a titolo personale, un rapporto sulle relazioni tra Consiglio d’Europa e Unione europea, sulla base delle decisioni adottate nel corso del Vertice e tenuto conto dell’importanza della dimensione umana della costruzione europea”. Secondo Giovanni di Stasi, presidente del Congresso dei poteri locali e regionali del CdE, “la democrazia è vera se nasce e si rafforza, come avvenne nell’antica Atene, nella piazza, in mezzo alla gente. E se è radicata a livello locale”. Il summit si è anche occupato della possibile riforma della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, su cui gravano 74 mila pratiche arretrate: per questo è stato costituito un “comitato di saggi” per giungere a una proposta di snellimento del lavoro.