Razza bianca, età compresa tra i 4 e i 10 anni, per l’87% di sesso femminile: è l’identikit dei bambini presenti in oltre la metà dei siti pedopornografici monitorati dall’Eurispes, che questa mattina ha presentato a Roma il Quarto Rapporto sulla pornografia. Il 13% delle restanti presenze è costituito da ragazzine tra 1 14 e i 16 anni; il 6% da ragazzi tra gli 11 e i 13 anni. Non mancano neppure bambini al di sotto dei 3 anni (l’1%). Foto, filmati e webcam ritraggono nel 75% dei casi i piccoli impegnati in esplicite attività sessuali. Dal monitoraggio risulta che i Paesi in cui si collocano la maggior parte dei server dei siti di pornografia minorile sono gli Usa (76%), seguiti a grande distanza dal Canada (5%) e dall’Olanda (3%). “E’ da sperare che quest’ultimo studio dell’Eurispes possa contribuire a formare cittadini responsabili non solo per vivere in un struttura comunicativa legale che protegga i giovani, ma anche per esercitare quell’autocontrollo e maturo giudizio che potrà privare i pornografi del loro mercato”. Questo il commento all’indagine dell’arcivescovo John P. Foley, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali che ha patrocinato la realizzazione del Rapporto. “La pornografia – ha osservato Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes – è diventata uno tra i tanti beni di consumo disponibili, che alimenta un mercato e si giustifica attraverso la produzione di ricchezza”. Per Fara, tuttavia, “è importante che le due categorie del vizio e della virtù restino ben distinte” e occorre “una riflessione di carattere culturale sulle implicazioni del fenomeno, sulle motivazioni della sua accettazione sociale, sul ruolo delle agenzie educative e dei mezzi di comunicazione di massa”.