RELIGIONE: DOCUMENTO CEI SUL "PRIMO ANNUNCIO", IL "PLURALISMO RELIGIOSO" E LO "STRAPOTERE" DEI MEDIA TRA LE SFIDE DA RACCOGLIERE (2)

Per la Chiesa italiana, in particolare, c’è una "falsa alternativa da tener presente: quella tra identità e dialogo. In realtà la Chiesa non vede un contrasto tra l’annuncio del Cristo e il dialogo. Per essere corretto e autentico, il dialogo richiede una chiara consapevolezza della propria identità e non può mai degenerare nel relativismo o nel sincretismo". "Non è vero che una religione vale l’altra", incalza il documento, anche se "il Vangelo è da annunciare, non da imporre". Come ha fatto Gesù, che "l’ha proposto a tutti, l’ha testimoniato con la sua vita, non è mai ricorso alla violenza per farlo accettare. Ha sollecitato il consenso e accettato il rifiuto. Il messaggio dell’amore non si annuncia se non attraverso l’amore. E’ proprio la proclamazione del Vangelo a spingere il cristiano al dialogo con tutti". La seconda occasione di primo annuncio è costituita dai mass media, i cui "rischi e opportunità" non vanno "minimizzati", considerati "una risorsa e una sfida anche bisogna raccogliere, senza complessi di inferiorità". Non mancano, nel nuovo documento della Cei, precise indicazioni sul rapporto tra i mezzi della comunicazione sociale e la prassi pastorale quotidiana: "per quanto difficilmente programmabile, la pastorale cosiddetta occasionale rimane la via comune e la più ordinaria per l’annuncio del Vangelo. Anche nella comunicazione in forma pubblica e collettiva, non si può mai prescindere dal contatto da persona a persona, come chiaramente indicato dall’esempio di Gesù e dei primi missionari".