” “La festa, dunque, è "segno della novità di vita che ci è donata, appello alla libertà e alla responsabilità, invito a resistere alla tentazione di pensare che tutto sia vecchio e caduco". La domenica, ha aggiunto il segretario generale della Cei, "è anche il giorno della gioia dell’incontro e della solidarietà, giorno di festa della fraternità". Un modello ben diverso da quello offerto dalla cultura secolarizzata: "La società crea feste su misura per i suoi consumi, sfruttando i sentimenti più cari; si importano feste da altre culture, creando bisogni inesistenti su un’assenza di fondamento culturale. Ma non si risponde così alla richiesta di senso che è racchiusa nella festa che è spesso una ipertrofia del quotidiano dove si portano all’esasperazione la forme contraddittorie dell’esistenza contemporanea, invece di denunciarle e liberarsene. Di qui il carattere prevalentemente esibizionistico, edonistico, egocentrico delle feste". Tutto il contrario della "vera festa, quella del Risorto, che nella oblazione di sé ha trovato l’esperienza gioiosa della vita nuova. La proposta cristiana della festa domenicale indirizza alla gratuità dei rapporti, all’apertura di orizzonti nuovi di conoscenza e di bellezza, all’incontro con gli altri nel leale confronto del gioco, alla presa in cura amorevole dell’altro". Questo esige dai cristiani di essere testimoni di gratuità nel tempo: "Contro la sindrome collettiva della mancanza di tempo, i cristiani ‘hanno tempo’, affermano il primato del tempo qualitativo sul tempo quantitativo e soddisfano, per sé e per gli altri, la ricerca di dare insieme senso alla vita. Insieme ma non a prezzo dell’identità personale e culturale. La credibilità della nostra testimonianza si lega alla consapevolezza che il Crocifisso risorto è il Figlio di Dio fatto uomo". (segue)