” “La festa cristiana si oppone alla concezione della festa "come evasione dal tempo". Si tratta, per mons. Betori, di "rieducare la vita a partire dalla domenica". "La frequentazione della cultura letteraria, l’apprezzamento del bello, nelle sue forme naturali e artistiche, ricercate anche attraverso un intelligente turismo, la valorizzazione della musica e di altre forme di espressione artistica e di intrattenimento" sono alcune delle strade menzionate dal segretario della Cei per questa rieducazione, così come "l’apprezzamento del proprio corpo, l’espressione delle sue funzioni e potenzialità nel gioco e nell’esercizio sportivo". Dalle "odierne forme secolari della festa: stadi di calcio, grandi concerti rock, sagre popolari e discoteche ha proseguito – si esce soli come prima". L’incontro nella festa vissuta nella prospettiva del Risorto ha, invece, un altro volto: "Nasce dal dono di sé e si compie nel generare spazi di vita per tutti. La ricerca delle relazioni è indirizzata verso chi è più distante e più isolato, con uno slancio della carità che punta a superare ogni barriera. La festa diventa spazio di pace, di perdono, di ricostruzione di rapporti interrotti, di esercizio concreto della misericordia. Il riposo dal lavoro si traduce in una libertà in cui diventa più facile fruire del creato senza esserne soggiogati e aprirsi a relazioni umane fraterne non sottoposte a logiche produttive e commerciali". In questa ottica vanno vissute "le varie forme di volontariato caritativo che la festa domenicale suggerisce, favorisce e prolunga nei giorni feriali. Se ne avvantaggiano anzitutto le famiglie e la loro coesione. Il significato della festa domenicale lievita anche nella società e nella politica, poiché alla scuola dell’Eucaristia si promuove una cultura del dialogo che crea corresponsabilità nei riguardi della cosa pubblica". La festa vissuta nella prospettiva dell’Eterno, ha concluso Betori, "apre l’uomo alla gratitudine verso Dio e quindi, in lui, verso i fratelli. È solo dalla radice dell’apertura a Dio che la festa può essere ricondotta alla sua origine pacificante: la vita liberata dal dominio della solitudine mortale, dell’odio, dello sfruttamento e dell’umiliazione della dignità della persona umana".