Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Il cancelliere tedesco Schröder reagisce all’ennesima, gravissima sconfitta, nel Land più grande e più socialdemocratico, annunciando elezioni anticipate per l’autunno. Contro i pronostici aveva vinto le ultime elezioni politiche sulle ali dell’opposizione alla guerra irachena. Ma il suo declino forse dice qualcosa di più. Certo l’economia va così così, la concorrenza dei nuovi colossi asiatici, a partire dalla Cina, diventa sempre più forte, ma non è forse questo il problema essenziale. È piuttosto la sensazione diffusa che in futuro si starà un po’ meno bene che in passato, è la sindrome delle aspettative decrescenti, che risalta con grande evidenza dal trend demografico della società tedesca.
Ma non solo: il fenomeno è più ampio, e si percepisce nella gran parte dei Paesi dell’Europa continentale. In realtà non c’è solo la sindrome del voto-sanzione, del voto comunque contro il governo in carica. C’è, si potrebbe dire, una sensazione di vuoto politico, ideale, che la politica tende ad assecondare con un mix di secolarismo e populismo, producendo di fatto alternanze per disperazione.
C’è forse allora un problema supplementare, che sta emergendo anche al centro della campagna referendaria francese sulla ratifica del Trattato costituzionale dell’Unione, quello cioè dell’assenza di una proposta esigente, ma anche autentica, di sviluppo. Questa non può ovviamente che investire il medio periodo, mentre tutto sembra svolgersi in un rutilante, ma vuoto, presente. La campagna elettorale tedesca allora potrà fare bene anche ad altri Paesi, se veramente, dopo la grande stagione di Kohl, si affaccerà una proposta politica capace di andare oltre il breve periodo.
Questo vale anche per l’Italia, ovviamente. Dopo le sconfitte alle amministrative il presidente del Consiglio ha annunciato per l’autunno l’inizio della campagna elettorale per le politiche in calendario a primavera. Oggi si fa un gran parlare della riarticolazione interna ai poli, mentre all’atto pratico singoli e gruppi cercano accordi individuali di trasmigrazione e si riparla di "declino" complessivo del sistema-Paese. È ovvio che, così come sono oggi costruiti, "simul stabunt, simul cadent", come dicevano i latini: i poli sono specularmente modellati l’uno sull’altro, nel crogiolo dell’interminata transizione politica italiana.
Riaccendere le idee e metterle in movimento in programmi politici pubblici adeguati e di medio periodo, rispettando e anzi promuovendo i grandi principi e i grandi valori: questo ciò che si vorrebbe vedere in questi mesi. Una priorità per l’Italia, ma anche per un’Europa incerta e dubbiosa.