L’omelia del Papa “ha suscitato un consenso generale tra i vescovi presenti, come se avessero colto nell’appello di Benedetto XVI una delle priorità di ogni chiesa diocesana”. A rivelarlo al Sir è mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia e presidente della Commissione episcopale della Cei per l’ecumenismo e il dialogo, commentando “a caldo” le parole del Santo Padre nel suo primo viaggio apostolico in Italia. “L’ecumenismo non è solo un aspetto di qualche ufficio, o di addetti ai lavori, ma deve essere vissuto come
tensione spirituale di tutte le diocesi”. Nella Chiesa italiana. dunque, c’è bisogno di un “ecumenismo di popolo”, che per Paglia “deve diventare la priorità assoluta della Chiesa, in tutte le sue componenti”. Un impegno, questo, che a parere del vescovo comporta “una duplice proiezione: verso i nostri fratelli e sorelle ancora separati, con i quali occorre promuovere tutte le occasioni possibili di incontro e di preghiera comune, ma anche verso la società civile. nella quale è sempre più urgente portare uno ‘stile ecumenico’ fatto di apertura del cuore e delle menti, di un nuovo atteggiamento di Chiesa aperta al mondo e capace di ascolto e di dialogo. Se il cuore si abitua ad ascoltare lo Spirito, diventa disposizione interiore ad ascoltare tutti e dà vita ad un nuovo ‘stile’ di vivere la propria fede e la propria dimensione ecclesiale”. A proposito dell’omelia di Papa Ratzinger, Paglia fa notare che “è la prima volta da quando è Papa che in maniera così decisa ed esplicita offre indicazioni non solo generali, ma anche concrete per percorrere la via dell’ecumenismo, e ha tracciato alcune prospettive che devono entrare in modo prioritario in tutto il vasto campo dell’azione pastorale della Chiesa”. ” “