Il risultato dell’accordo tra governo e sindacati sul rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici, 99 euro lordi di aumento medio, non devono fare dimenticare il disegno politico generale. A pensarla così è l’economista Stefano Fontana, che sul prossimo numero del Sir commenta il rinnovo del contratto degli statali. Il problema, per chi non è né statale né ministro, ad avviso dell’economista, è: "cosa si impegnano a fare governo e sindacati, dopo la convergenza sui 99 euro?" e "un generico consenso ad aumentare la produttività e l’accordo a discutere in futuro di mobilità sarà sufficiente?". Per risolvere i grandi temi del pubblico impiego, quali l’esternalizzazione di funzioni ora gestite dalla pubblica amministrazione, la dismissione di servizi inutili o non strategici, i criteri di misurazione della produttività, introduzione di tecnologie digitali e l’informatizzazione degli uffici, la redistribuzione delle funzioni, la mobilità ragionata tra i vari comparti e, soprattutto, la ridefinizione degli obiettivi di una pubblica amministrazione snella ed efficiente, serve "un disegno politico di ampio respiro. L’accordo di affrontarlo in sede di contrattazione tra Aran (l’agenzia governativa) e i sindacati sembra troppo poco".