La situazione creatasi con il risultato negativo del referendum francese di ieri “verrà affrontata nel Consiglio europeo che si terrà regolarmente il 16 e 17 giugno”. È ancora il presidente di turno dell’Unione europea, Jean-Claude Junker, che si incarica di delineare il cammino comunitario all’indomani del voto di Parigi, rassicurando gli altri paesi che “la Costituzione non è morta”, anche se certo “non ha acquisito nuova forza”. Da tutta Europa sono subito giunte a Bruxelles dichiarazioni e analisi sul referendum francese. Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha spiegato che “l’esito negativo del referendum francese è una battuta d’arresto. Si imporrà ora uno sforzo propositivo da parte di tutti i paesi che hanno a cuore il successo del progetto europeo, a cominciare dalla Francia, nello spirito dell’ideale comunitario che essa stessa ha promosso”. Dal canto suo il ministro degli esteri della Turchia, Abdullah Gul, ha subito smentito l’ipotesi secondo cui il “no” dei francesi sarebbe dipeso “dalla paura di un accesso di Ankara nell’Ue”. “Non c’è nulla di vero in questo ha puntualizzato Gul ai giornalisti -. Ormai l’Europa ha fatto una scelta verso l’ingresso della Turchia (le trattative per l’adesione dovrebbero prendere avvio il 3 ottobre – ndr.) e il voto francese non cambierà le cose”. Valutazioni preoccupate sul voto, tese però a rilanciare il cammino dell’Ue, sono giunte, fra l’altro, dal capo del governo tedesco, Gerard Schroeder (“Un duro colpo per il processo di ratifica, ma non è la sua fine”) e da quello spagnolo Louis Zapatero (“Un inciampo, non una catastrofe”).