” ““Ora che la Francia ha votato contro dice Paul Zulehner, teologo e decano della facoltà teologica cattolica dell’università di Vienna riferendosi al 55% dei “no” francesi al Trattato costituzionale europeo – si profila il voto assolutamente difforme e non omogeneo nei singoli Paesi tra le popolazioni da un lato e i governanti dall’altro. Nella sostanza si tratta di un passo indietro, poiché l’Europa si è in buona parte ri-nazionalizzata”. “Inoltre aggiunge Zulehner – le fila dei fautori del “no” annoverano forze sociali che insieme non praticano una politica costruttiva: dai comunisti fino agli estremisti di destra passando attraverso gli oppositori alla globalizzazione”. Il teologo, esperto in questioni europee, annota come la scelta dei referendum nazionali implichi “che in alcuni casi la posta in gioco non sia il progetto Europa e il suo sviluppo quanto piuttosto un voto sui rispettivi governi e quindi su temi estranei all’Europa. Sarebbe stato meglio chiamare alle urne tutti i cittadini europei nello stesso giorno: in tal caso sarebbe stata l’Europa stessa a votare sulla sua nuova Costituzione”, obietta. “Può darsi che un rallentamento del processo di unificazione porti anche vantaggi”, come “l’occasione di armonizzare ancora meglio la libertà, la giustizia e la pace e quindi di fugare le paure dei molti che temono di perdere qualcosa a causa del processo di unificazione. Tuttavia, nonostante il “no” della Francia e di altri Paesi, il processo storicamente unico di un’Europa unita verrà portato avanti. Perché non esistono alternative”.
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