BIMBO ROM: GABELLA (MIGRANTES), IL CASO DI MILANO NON DEVE FAR DIMENTICARE "QUANTO SIANO AMATI E RISPETTATI I BAMBINI NELLE FAMIGLIE ZINGARE"

” “"La magistratura faccia il suo corso: nessuno può garantire per nessuno, zingari e non, che non esistono abusi o soprusi, sfruttamento o violenze. Rimane, però, il dubbio, quando i fatti riguardano sempre la stessa minoranza, che siano le diversità culturali a creare il sospetto di un reato". È quanto afferma mons. Piero Gabella, direttore dell’Ufficio per la pastorale per i rom e i sinti della Fondazione Cei Migrantes, a commento del caso del bambino rom di Milano rapito in una comunità protetta, dopo che era stato tolto ai genitori con l’accusa di maltrattamento, e poi ritrovato dalla Polizia. Oggi il giudice del Tribunale dei minori di Milano ha stabilito che il bambino resterà nella comunità protetta, dove però potrà incontrare i genitori. Secondo mons. Gabella, che da anni vive tra i rom, "è impossibile non notare come continuino a ripetersi fatti in cui sono coinvolti bambini zingari. Rimane il dubbio quando questi episodi riguardano sempre la stessa minoranza, che non si comporta come noi che ‘siamo civili’ e quindi, a nostro avviso, sbaglia". Oppure, per Gabella, "vi è un inconscio desiderio di colpevolizzare quanti non riusciamo ad amare o semplicemente a rispettare e la diversità diventa colpa. Io lo posso testimoniare – aggiunge il sacerdote – quanto siano amati e rispettati i bambini nelle famiglie e nelle loro comunità. Per loro la principale forma di socializzazione e di educazione alla vita è quella interna alla comunità rom, non certo quella dell’asilo o della scuola elementare anche se è fondamentale che le frequentino il più possibile se non altro per cominciare a conoscere la società in cui dovranno tentare di sopravvivere domani da adulti".