” “Da paese di emigrazione con circa 28 milioni di espatri a partire dall’unità d’Italia l’Italia, ricorda il Dossier, è passata ad assistere, prima “con indifferenza e curiosità” ai primi flussi di immigrazione negli anni ’70 e ’80, per attraversare poi il periodo dell’emergenza (fine anni ’80 e fine anni ’90) e arrivare poi al “periodo dell’organicità limitata e contrastata (dalla legge Turco-Napolitano del 1998, all’attuale legge Bossi-Fini)” con un quadro legislativo che definisce, anche a livello europeo, “incompiuto e nebuloso”. “Al processo irreversibile di strutturalizzazione dell’immigrazione dovrebbe corrispondere una visione organica convinta e proiettata nel futuro affermano i curatori del Dossier -. Il nodo della politica migratoria in Italia sta nel collocarsi a metà guado: si ha coscienza che è impossibile tornare indietro ma si è titubanti nell’affrontare il problema delle quote e nell’adottare meccanismi flessibili di collocamento quale era la sponsorizzazione”. Agli immigrati, che sono anche i nuovi cittadini, affermano, “serve un progetto più deciso di integrazione, banditi definitivamente xenofobia e razzismo, rimedi alle vessazioni di tipo burocratico, elimini le disparità, finanzi le attività necessarie per facilitare l’integrazione (scuola, casa, rimesse,credito, associazionismo, servizio civile dei giovani immigrati…) riveda la normativa sulla cittadinanza e faciliti la partecipazione degli immigrati tramite il diritto di voto amministrativo, in un contesto societario unitario quanto ai valori e alle regole ma rispettoso delle diversità”.