Un “dialogo” sul Libro di Giobbe tra mons. Gianfranco Ravasi, biblista e prefetto della Biblioteca ambrosiana, e il filosofo Massimo Cacciari, e “letture teatrali” del medesimo testo biblico: è, in sintesi, l’iniziativa “Progetto Giobbe” che, curata dal giornalista Massimiliano Finazzer Flory, si terrà nel duomo di Milano dall’11 al 31 maggio. “Chi entra in duomo – spiega l’arciprete, mons. Luigi Manganini -, si volge inevitabilmente verso Oriente. Almeno simbolicamente, cerca un orientamento per la sua esistenza. Con questo evento abbiamo quasi l’ambizione di offrire un percorso ‘rivolto ad Oriente’ per quei contemporanei che si soffermano sul male del mondo e del cuore dell’uomo”. Perché proprio Giobbe? “Per dimostrare che la verità di Dio procede sul terreno del male e non su quello più ovvio e scontato del bene” afferma mons. Ravasi che, riferendosi alle grandi sofferenze del personaggio biblico, nota: “Per tutte le teologie mature, il dolore è il banco di prova della fiducia in Dio e nella vita. Giobbe, anche di fronte alla più cupa disperazione, non cessa di essere un credente e non cerca di risolvere ‘razionalmente’ il grande interrogativo del male”. Per Cacciari da parte di Giobbe “non vi è nessuna presunzione di ‘misurarsi’ con Dio, ma” solo “il disperato desiderio di conoscersi in Lui”. Mercoledì 11 maggio, allora, alle 21 appuntamento in duomo per il confronto tra Ravasi e Cacciari. Da giovedì 12 a martedì 31, dal lunedì al venerdì, “letture teatrali” alle 13.30 con Giancarlo Dettori e Franca Nuti dei 42 capitoli del libro di Giobbe, “in un orario fortemente simbolico – spiegano gli organizzatori – che vuole provocare una pausa di riflessione durante la giornata lavorativa”.