In Sicilia, il tasso di disoccupazione è più che doppio rispetto al contesto nazionale (20% contro 9%), mentre il mercato del lavoro è caratterizzato da un elevato tasso di "irregolarità", passato dal 20,3% del 1995 al 24% del 2001. Sono alcuni dati del primo dossier regionale sulle povertà della Sicilia, dal titolo "Fragilità sociale e mancato sviluppo", presentato questo pomeriggio Palermo dalle Caritas delle 18 diocesi siciliane. Oltre un giovane su due in cerca disoccupazione rimane escluso dalla partecipazione attiva al mercato del lavoro, è un altro dato saliente del rapporto, da cui risulta che il tasso di disoccupazione giovanile è pari in Sicilia al 51,2%, contro un tasso del 27,2% a livello nazionale. Poco più di una famiglia su cinque, inoltre, vive in Sicilia al di sotto della linea di povertà, causata si legge nel dossier da "un sistema economico poco efficiente e con estese sacche di irregolarità e di illegalità". Tra i "meccanismi che producono povertà e marginalità sociale", nel dossier si citano le "misure assistenziali che si cronicizzano", i "fenomeni clientelari e distorti di redistribuzione ai limiti della truffa", la "sotto-capitalizzazione della risorsa umana", il "morbo sociale ed economico della criminalità organizzata" (con il circolo vizioso mafia-emarginazione), l’assenza di "un reale contesto di mercato". Di fronte a questo "quadro complesso e patologico", fanno notare i curatori del dossier, "il sistema organizzato di lotta e ci contrasto alla povertà non può limitarsi allo svolgimento di una mera attività assistenziale", ma al contrario deve "aggredire il fenomeno della emarginazione a tutti i livelli in cui esso si manifesta: dal bisogno individuale, alle reti relazionali personali e pubbliche, ai meccanismo sociali e politici".