"L’evoluzione congiunturale del nostro Paese dipende molto da trasformazioni strutturali avvenute nel passato. E, dunque, se non si mette mano a cambiare le cose che non vanno e a valorizzare ciò che, invece, funziona si continuerà a rimanere in quello che si può chiamare un periodo di stagnazione". Così Luigi Biggeri, presidente dell’Istat, ha definito la situazione dell’Italia 2004 come emerge dal Rapporto annuale realizzato dall’Istituto nazionale di Statistica e presentato oggi a Milano, presso l’Università Cattolica, dopo che i dati erano stati resi noti lo scorso 25 maggio. Un Rapporto importante, giunto alla sua tredicesima edizione che quest’anno focalizza l’attenzione appunto sulle trasformazioni, come ha spiegato ancora Biggeri: "Le istituzioni e le imprese, ma anche le famiglie, accettano con difficoltà i cambiamenti. Esiste in tutti gli operatori economici e sociali una sorta di forza di inerzia naturale che deriva dai rischi elevati che accompagnano attualmente ogni mutamento. Il rapporto costi-benefici nel rischio di cambiare ha proseguito il presidente dell’Istat è troppo alto perché, ad esempio, le famiglie giovani possano investire sul futuro. Nuovi attori e forme familiari esprimono domande e bisogni inediti che richiedono servizi innovativi e dotati di un certo grado di sicurezza. Altrimenti ha concluso Biggeri non si riesce ad abbassare i costi del cambiamento e non si vince la sfida del domani".