"La mancanza di lavoro e di opportunità occupazionali spinge i giovani verso la distruttiva malavita della droga, della violenza, delle attività criminali e perfino del terrorismo". E’ il grido di allarme lanciato da mons. Silvano Tomasi, osservatore permanente presso l’Onu di Ginevra, durante la 93a sessione della Conferenza generale del Lavoro, in corso a Ginevra fino al 16 giugno. "La strada verso un lavoro degno per una vita degna, in un mondo dove la globalizzazione della solidarietà è un programma attivo, comincia con i giovani e con la promozione di un impiego per loro", ha esordito l’esponente vaticano, secondo il quale è "urgente trovare una risposta al fatto che globalmente meno della metà dei giovani in età da lavoro abbiano avuto un’occupazione nel 2004, e che si stima che 59 milioni di giovani tra i 15 e i 18 anni hanno tipi di lavoro a rischio". "Un lavoro decente per i giovani ha proseguito mons. Tomasi gioca un ruolo fondamentale", poiché "la loro creatività, sostenuta da un’adeguata cultura tecnica e da un valido senso di responsabilità, può supplire alla loro esperienza limitata e perfino aprire nuovi lavori attraverso micro-imprese gestite da loro tramite la garanzia di un credito appropriato". Altro tema dell’intervento, il legame tra il lavoro e la dignità della persona, al centro della dottrina sociale della Chiesa: "E’ la dignità della persona ha ricordato Tomasi che richiede l’accesso al lavoro in condizioni di sicurezza personale, salute, adeguata remunerazione, in un ambiente sano". In questa prospettiva, ha sottolineato l’esponente della Santa Sede, il lavoro può diventare "il motore per lo sviluppo e l’eliminazione della povertà, per mettere in modo le risorse nascoste della natura, per la realizzazione personale e professionale ed il supporto familiare, per la partecipazione sociale al benessere della società".