“Nessuno ha in mano una giustizia per sé, ma ognuno ha un frammento di giustizia da costruire con altri. Chiediamo che vengano alla luce le responsabilità senza pronunciare giudizi sbrigativi e sommari”: è uno dei passaggi dell’omelia pronunciata pochi minuti fa dal vescovo ausiliare per la zona di Varese (diocesi di Milano), mons. Luigi Stucchi, ai funerali di Claudio Meggiorin, il barista ucciso sabato a Besano da un giovane albanese. Nonostante i timori della polizia per il minacciato radunò di ultrà da tutta Italia, la cerimonia funebre si svolge con una certa compostezza. C’è stato un lungo applauso all’ingresso della bara in chiesa e poi i numerosi presenti hanno seguito la celebrazione in silenzio. Il vescovo Stucchi ha parlato di “guarigione da ogni forma di egoismo, da ogni tentazione di rabbia, da ogni smarrimento e sconforto … certi che Claudio vive nella stessa vittoria di Cristo, dopo essersi messo in mezzo per evitare che un altro venisse colpito”. Proseguendo nella meditazione, il vescovo ha esortato al perdono con queste parole: “Chiediamo di guarire dalle nostre colpe, di essere liberati dai nostri pensieri, di ritrovare la fiducia oltre ogni delusione, sconfitta e dolore, di guardare in volto ogni altra persona per camminare insieme senza sentirci nemici e senza sospetti, pronti a regalarci reciprocamente e con responsabilità precisi cammini di giustizia nella legalità e nella solidarietà”. Ha anche esortato “Besano con tutto il territorio di Varese e circondario” ad essere “sempre più ospitale”, una terra “in cui si esclude ogni forma di vendetta, si fa spazio alla giustizia, si bandisce la violenza, si disarmano i cuori”. “Preghiamo ha concluso per essere all’altezza di questa coraggiosa responsabilità civile e sociale, ancor prima e più profondamente religiosa ed umana”.