SCOLARI SEQUESTRATI IN CAMBOGIA: P.VENDRAMIN (MISSIONARIO PIME), "SE NE PARLA SOLO PERCHÉ COINVOLTI DEGLI STRANIERI"

Un appello perché "si parli della Cambogia, e dei problemi dei bambini in particolare, anche in altre occasioni, non solo quando vengono coinvolti degli stranieri": a parlare è padre Toni Vendramin, missionario del Pime (Pontificio istituto missioni estere) in Cambogia dal ’90, nella capitale Phnom Phenm, che commenta al Sir la notizia dell’odierno sequestro di 29 bambini in una scuola internazionale a Siem Reap, nel nordovest della Cambogia, conclusasi con un blitz della polizia, la morte di un bimbo canadese, di due sequestratori e la liberazione di tutti gli altri ostaggi. "E’ la prima volta che capita un sequestro di una intera scuola, ma in Cambogia i sequestri di persona sono frequenti, e coinvolgono soprattutto le poche famiglie ricche", dice padre Vendramin. Questa volta il fatto "fa notizia perché era una scuola internazionale e c’era anche un bambino italiano. Ma della situazione dei bambini cambogiani non se ne parla mai, la Cambogia non entra quasi mai nella cronaca italiana, se non quando sono coinvolti degli stranieri". Padre Vendramin elenca una serie di problemi vissuti dai bambini cambogiani, visto che su 13 milioni di abitanti più del 50% è sotto i 18 anni, anche a causa del terribile genocidio che negli anni ’70, sotto il regime di Pol Pot, sterminò un’intera generazione: "La malnutrizione, i bambini, che non vanno a scuola perché la situazione economica della famiglia è drammatica, oppure vengono tenuti a casa per accudire i fratelli più piccoli. Tantissime famiglie vivono sotto la soglia della povertà, non sentono il bisogno di dare un’educazione ai loro figli, perché devono sostenere delle spese. La scuola attualmente è una fabbrica di analfabeti perché la maggior parte dei bambini non riesce neanche a finire le scuole elementari".” ”