Un appello per la caduta di tutti i muri, per la sicurezza degli israeliani e per la libertà dei palestinesi. L’11 giugno, giorno in cui festeggiava i suoi cinquanta anni di sacerdozio, il Patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah è tornato a levare a sua voce per la pace in Terra Santa ed ha invitato tutti a "pregare e farsi carico del dramma di questa terra". "Il conflitto che si protrae da oltre un secolo tra israeliani e palestinesi – ha detto il patriarca la cui omelia è stata diffusa dalla Custodia il 14 giugno ci fa vivere in una terra ancora piena di paure, di oppressione, di odio e di morte". "Il nostro compito non è certo quello di mantenere la paura o di tacere di fronte all’oppressione, l’odio e la morte. Al contrario siamo inviati per sostenere la vita e l’amore. Ed è per questo che leviamo la voce per difendere l’oppresso e per invitare l’oppressore a liberarsi della sua oppressione. Invitiamo a vedere l’immagine di Dio in ogni persona umana. La riconciliazione è compito primario della Chiesa, così come l’appello a porre fine a ogni oppressione, ingiustizia, insicurezza e paura. Pregare, levare la voce, agire con tutta la buona volontà, per la sicurezza degli israeliani, per la fine dell’occupazione dei palestinesi, per la vera libertà di tutti, perché cadano tutti i muri, per la liberazione dei prigionieri, per la fine del dramma dei rifugiati, perché Gerusalemme possa ritrovare il suo status di città santa, per la sincerità delle discussioni in corso, e perché i due popoli in questa terra e i credenti delle tre religioni possano godere della dignità umana".