NOTA SETTIMANALE: IL DIBATTITO POLITICO-CULTURALE OGGI IN ITALIA

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. C’è un dibattito che percorre oggi la cultura politica italiana, ovviamente nelle sue realtà più avvertite. Banalmente si potrebbe parlare di dibattito sui valori. Ci si sta infatti accorgendo, in particolare la sinistra più riflessiva, che i cosiddetti valori pesano. Nulla di nuovo, per carità: sono diversi anni ormai che, nella stagnazione della modernità accelerata, che consuma in fretta i propri idoli, questo processo, sia pure in forme contraddittorie e intermittenti, è evidente: negli Stati Uniti, ovviamente, ma non solo, anche in molti Paesi europei, come in Italia.
Nel suo discorso di insediamento Benedetto XVI utilizzò l’immagine del deserto: "I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi". Di qui muove, secondo il Papa, la "santa inquietudine". Il deserto diventa insomma luogo e principio di testimonianza e di impegno.
Infatti, il discorso sui valori è tutto meno che astratto. Nasce proprio da quelle che lo stesso Benedetto XVI al Quirinale ha definito le preoccupazioni che hanno "carattere universalmente umano". Già; qui è il punto: una insidiosa tendenza culturale ed etica, prima ancora che politica, sta mettendo in discussione alcuni elementi che tradizionalmente appartengono al "senso comune", alla concreta, semplice e intuitiva percezione di comportamenti "secondo natura", accettati da tutti, che rappresentano la norma. È un vecchio schema prima illuminista e, poi, marxista: minoranze "illuminate" possono per via legislativa indicare la via del "progresso".
È uno schema che trova applicazione sul matrimonio, come si sta vedendo in Spagna. Invece non bisogna avere paura della verità e su questo i cattolici si incontrano disinteressatamente con tutti. Il tema della prossima Giornata mondiale per la pace, comunicato nei giorni scorsi è "Nella verità la pace". Tema che non riguarda solo le relazioni internazionali, ma ogni tipo di relazioni. Si legge nel testo di presentazione: "Quando l’agire umano non rispetta l’ordine delle cose, quella grammatica naturale di cui parlò Giovanni Paolo II di fronte all’Assemblea delle Nazioni Unte il 5 ottobre 1995, quando coarta la vita umana impedendone lo sviluppo, quando impone sacrifici intollerabili ai popoli, la pace non c’è, perché non si ha alcun rispetto per la verità delle cose".
Il momento è molto delicato e straordinariamente aperto. È tempo di progetto culturale. Ha detto il Papa all’Assemblea della Cei: "Perché la voce di cattolici sia costantemente presente nel dibattito culturale italiano, e ancor prima perché si rafforzino le capacità di elaborare razionalmente, alla luce della fede, i molteplici interrogativi che si affacciano nei vari ambiti del sapere e nella grandi scelte di vita".