"Siamo in una fase estremamente delicata per l’Europa. Dopo il ‘no’ francese e quello olandese alla Costituzione, si rafforzano gli euroscettici. Sono molto deluso da quanto è accaduto a Parigi e Amsterdam". Cristian Preda, preside della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bucarest, mette in guardia "dal rischio di rallentare o di arrestare il cammino dell’integrazione". Tra gli animatori della rivista "Studi politici", che raccoglie intellettuali di varie nazionalità e segue le fasi dell’allargamento verso Est dell’Ue, Preda spiega al Sir: "Dopo aver visto crescere il ‘no’ nei sondaggi, pensavo che all’ultimo minuto molti elettori, soprattutto in Francia, avrebbero cambiato orientamento. Invece sono prevalse motivazioni interne che hanno influito sul parere degli elettori, i quali infine hanno respinto il Trattato. Abbiamo assistito a un dibattito articolato in vista dei referendum, mentre la classe politica e i partiti si sono divisi sul voto. Riguardo il risultato nei Paesi Bassi, aggiungerei che ha pesato molto la questione turca, ma forse anche la paura di un’invasione di manodopera dall’Est". Secondo lo studioso romeno "ci sono ora due vie d’uscita. Una positiva, con una risposta solidale da parte degli Stati membri dell’Unione, che cercano insieme la via per rilanciare l’idea di Europa e le ragioni dell’integrazione, convincendo i cittadini. L’altra, invece, negativa, è una reazione di chiusura che certo non farà bene né all’Europa né ai singoli Paesi". L’intervista completa a Cristian Preda sarà on line su SirEuropa (old.agensir.it) da lunedì 6 giugno pomeriggio.” “