REFERENDUM LEGGE 40/2004: PADRE SORGE, "NON ANDARE A VOTARE È LA SCELTA MIGLIORE ANCHE PER CHI CHIEDE ULTERIORE CHIAREZZA"

"Nel caso specifico del referendum sulla procreazione assistita, non andar a votare è la scelta migliore anche per quei cittadini che, favorevoli al mantenimento della legge 40 perché contrari al ‘far west’ della provetta, chiedono ulteriore chiarezza su alcuni punti". E’ quanto sostiene padre Bartolomeo Sorge, direttore della rivista "Aggiornamenti sociali", in merito all’imminente appuntamento referendario del 12 e 13 giugno. "Se il referendum è valido e vince il sì – spiega infatti il gesuita – si apre un vuoto legislativo e si torna al far west", con il Parlamento che "dovrà fare i salti mortali per reintrodurre alcune norme necessarie a garanzia della vita". Se invece vince il no, la legge 40 "rimane così com’è, con le sue imperfezioni, e viene sottratta a lungo a ogni altro giudizio popolare, perché l’art. 39 della legge n.353/1970 stabilisce il divieto di riproposizione di una richiesta di referendum per i cinque anni successivi a un voto contrario all’abrogazione". "Solo il non raggiungimento del quorum, con il conseguente fallimento del referendum – fa notare padre Sorge – offre di fatto al Parlamento l’occasione per riprendere in mano la legge e di chiarirne i punti più discussi durante il confronto referendario, senza però alterarne né l’architettura né le norme fondamentali". "Non andare a votare facendo mancare il quorum" è quindi, per il gesuita, "il modo più sicuro per salvare gli aspetti positivi della legge 40, ed eventualmente per chiarirli meglio". Se, invece, conclude Sorge, "il 12 giugno andasse a votare più del 50% degli aventi diritto e il sì dovesse prevalere, verrebbe cancellata di colpo ogni garanzia a difesa della vita, prevista dalla legge 40".