"Il messaggio che emerge e che s’indirizza all’Europa e al mondo è che la Costituzione non è morta dopo l’esito negativo delle consultazione referendarie francese e olandese". Il commento del premier Jean-Claude Juncker al referendum svoltosi ieri in Lussemburgo intende essere un messaggio rassicurante per l’intera Unione europea: il 56% dei cittadini del Gran ducato ha detto "sì" alla ratifica della Carta fondamentale, messa in discussione di recente dall’esito negativo del voto di Parigi e Amsterdam e dal successivo impasse del Consiglio europeo di metà giugno. Il Lussemburgo è il tredicesimo Stato a ratificare la Costituzione; Juncker, fiducioso nel voto dei concittadini, aveva legato le sorti del proprio governo al risultato delle urne. Il presidente della Commissione, José Manuel Durao Barroso, ha commentato da Bruxelles: "siamo di fronte a un segnale forte, perché una maggioranza di Paesi 13 su 25 considera che il trattato costituzionale risponde alle attese e apre la strada a un’Europa più democratica, più efficace, più forte sulla scena mondiale". Dopo l’estate l’Ue sotto la presidenza di turno inglese, è attesa a importanti scadenze. L’avvio dei negoziati di adesione della Turchia (3 ottobre); il Summit straordinari dei capi di Stato e di governo sul processo di ratifica della Carta e sull’Europa sociale (ottobre); la discussione sulle Prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013.