Molti luoghi oggi “particolarmente di moda”, come agriturismi e villaggi turistici, non possono essere considerati “luoghi da prescegliere per la celebrazione del sacramento del matrimonio”. L’affermazione è contenuta nella nota pastorale della diocesi di Catanzaro-Squillace, diffusa in questi giorni, dal titolo “Per una degna celebrazione dei sacramenti”. Dopo aver ribadito l'”indispensabile necessità di una seria preparazione ai sacramenti, senza la quale nessuno potrà essere ammesso a riceverli”, il testo firmato dal vicario generale, mons. Raffaele Facciolo – ricorda che i sacramenti, compreso il matrimonio, “vanno celebrati nell’ambito della propria comunità parrocchiale”, a meno che non ci siano “gravi difficoltà” od “autentiche ragioni pastorali”. Si evitino quindi – spiega la nota pastorale della diocesi calabrese – “prassi contrarie” e “ci si guardi dal permettere con facilità la celebrazione del matrimonio in una parrocchia diversa da quella di uno dei nubendi”. In particolare, “si affronti con coraggio, saggezza e determinazione il problema della proliferazione di matrimoni in chiese non parrocchiali, nei santuari, in chiese con particolari richiami storici o artistici”: da quanto prescrive il Diritto Canonico ed il Direttorio sul Matrimonio si evince, infatti, “in maniera assai chiara” che alcuni luoghi, come ad esempio gli agriturismi e i villaggi turistici, oggi “particolarmente di moda” non potranno essere considerati “luoghi da prescegliere per la celebrazione del sacramento del matrimonio”. “Difficilmente potranno esserci motivi di vera necessità o particolari ragioni pastorali da giustificare una tale licenza”, spiega la diocesi.