Quanto al merito della questione su cui si attende il parere della Consulta, Casini rileva che “per esprimere un giudizio tecnicamente corretto occorrerà leggere le motivazioni dell’ordinanza di remissione alla Corte Costituzionale emanata dal tribunale di Cagliari”. Il presidente del Movimento per la Vita segnala, tuttavia, “l’inconsistenza di chi trova incoerente la legittimità dell’aborto terapeutico a seguito di amniocentesi ed il divieto di diagnosi pre-impiantatoria previsto dalla legge 40. L’aborto terapeutico è infatti reso lecito dal pericolo per la salute della madre, mentre la diagnosi pre-impiantatoria riguarda la salute del figlio”. In secondo luogo, “l’amniocentesi ha come scopo prioritario la cura dell’embrione, e l’aborto terapeutico rappresenta solo un’eventualità, mentre nella diangosi pre-impiantatoria la soppressione dell’embrione è una regola ovvia”. In terzo luogo, “l’amniocentesi riguarda un solo figlio e non molti figli che vengono eliminati, come avviene nella diagnosi pre-impiantatoria, che comporta anche la soppressione di un certo numero di embrioni sani per scoprire il malato e poi opprimere anche quello”. Infine, conclude Casini, la legge 194 “contiene e dovrebbe applicare un principio di preferenza per la nascita, valido anche in caso di accertata malformazione del feto, cosa che manca del tutto nel caso tale malformazione venisse accertata dalla diagnosi pre-impianto”.