STRAGE VIA D’AMELIO: SINDONI RICCI (UNIVERSITA’ MESSINA), DOPO 13 ANNI "ANCORA UN FORTE LEGAME" TRA MAFIA E SOCIETA’

“Offrire testimonianze e valori concreti” e garantire “una maggiore presenza delle istituzioni”: questa, secondo Paola Sindoni Ricci, docente di filosofia morale all’Università di Messina, la “ricetta” per contrastare efficacemente “il potere mafioso e la sottocultura che lo alimenta e sostiene”. Nel giorno del tredicesimo anniversario della strage di via D’Amelio a Palermo (19 luglio 1992), nella quale furono uccisi il magistrato Paolo Borsellino e la sua scorta, e a pochi giorni dall’atto vandalico di alcuni giovani che hanno imbrattato la lapide posta a ricordo della strage, Sindoni Ricci traccia al Sir un bilancio in chiaroscuro dei tredici anni trascorsi facendo memoria anche della strage di Capaci. “Certamente – osserva – esiste ancora un forte legame tra mafia e società civile, soprattutto laddove è fortemente avvertita l’assenza dello Stato e delle istituzioni. Terreno privilegiato per la ‘società malavitosa’ che si sostituisce alla società statuale, a partire dalla soluzione dei piccoli problemi quotidiani della gente e irretisce la società civile. Tuttavia in questi anni qualcosa è cambiato: l’incredibile e prima impensabile mobilitazione della società civile in alcune occasioni lo dimostra. Ciò è avvenuto grazie all’impegno di chi, come Rita Borsellino, ha scelto di dedicarsi alla formazione nelle scuole, nelle università e nelle associazioni, per una cultura della legalità attraverso la testimonianza e la memoria, ma per non arrestare il percorso a metà occorre anche una più massiccia presenza dello Stato”.