“La scelta del parroco di celebrare il rito funebre senza la messa è in linea disciplinare”: è il parere di mons. Tarcisio Cortese, vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, vicepresidente della Conferenza episcopale calabra e delegato per la liturgia, su quanto accaduto ieri a Marcellinara (diocesi di Lamezia Terme Cz ) dove il parroco, don Giuseppe Mazzotta ha celebrato le esequie di una donna, convivente con un uomo sposato con il rito della liturgia della Parola e la recita della formula di assoluzione dopo averne spiegato il senso ai familiari. "Nel corso del rito c’è stata la preghiera per l’anima della defunta – ha aggiunto il vescovo – che non si nega a nessuno perché tutti gli uomini sono figli di Dio mentre il rapporto con i sacramenti è diverso”. In una nota della diocesi di Lamezia Terme si ribadisce che "l’agire del pastore non è da considerarsi come posizione di un giudicare ma come intervento pastorale ed educativo-formativo per la coscienza dei fedeli”. “E’ a tutti noto si legge – che la carità pastorale spinge il parroco a rendersi consapevole delle situazioni in cui vivono i fedeli della comunità per dar loro aiuto per vivere cristianamente la propria vocazione. Quello della convivenza contrasta con la santità del matrimonio. Alle sollecitudini pastorali del parroco si può verificare la resistenza del fedele che non riesce a far scelte di vita consone alle norme morali della religione cattolica cui appartiene. In tal caso spetta al parroco rispettare la volontà del fedele e conseguentemente agire secondo le norme canoniche”.” “