“L’esercizio della libertà” pone “dei limiti alla stessa libertà”, ed essa “spinge a un cammino di autoeducazione che corre due rischi. Il primo è l’autoritarismo”; il secondo “è il permissivismo”. La libertà, inoltre, impone delle scelte, e “fare delle scelte significa assumersi responsabilità”. E’ un passaggio della riflessione con cui Federica Di Lascio e Davide Paris, presidenti nazionali della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana), hanno aperto il 25 luglio i lavori della prima delle due settimane teologiche di Camaldoli (fino al 30), su “Libertà e responsabilità”, connubio che, hanno sottolineato, “assume una dimensione importante anche nel cammino cristiano” perché “in esso viene ad essere più forte il rapporto fra scelta del bene e libero arbitrio”. “L’essere cristiani limita la nostra libertà o la valorizza? Il cristiano è meno libero perché su di lui grava un disegno divino da realizzare, oppure l’esperienza cristiana è una esperienza liberante?”. Questi “gli interrogativi che la declinazione cristiana del tema libertà e responsabilità porta con sé” con la certezza, tuttavia, che “per un cristiano la libertà non è un ideale astratto, ma ha il volto dell’uomo che rende liberi, Gesù Cristo”. Alla riflessione offrono il proprio contributo il filosofo Antonio Da Re e il teologo Raffaele Maiolini.