“Offrire un contributo di riflessioni per affrontare i problemi del lavoro e delle questioni sociali oggi in Europa” di fronte “alla disoccupazione ed alla precarietà che rischiano di vedere sminuito il ruolo del lavoro quale strumento di realizzazione della persona ed espressione della sua dignità”. È l’impegno assunto dagli oltre 400 docenti universitari europei al termine del simposio che li ha visti riuniti nei giorni scorsi a Roma, presso la Pontificia Università Lateranense, su “Ora et labora. Il lavoro in Europa”. Nella giornata conclusiva di ieri 3 luglio, è stato elaborato un documento indirizzato alla comunità scientifica ed accademica dell’Unione europea sulla questione del lavoro. “Il pericolo – si legge nel documento, del quale è stato anticipato qualche passaggio alla stampa, ma la cui versione integrale verrà resa nota nei prossimi giorni – è di perdere la dimensione relazionale caratteristica del lavoro. Come pure si avverte il rischio di un ‘nomadismo lavorativo’ che sradica i lavoratori dall’ambiente in cui operano” e li fa sentire “soli, poco tutelati e poco rappresentati in un mondo sempre più globalizzato e competitivo”. “Tendenze che vanno contrastate” tenendo conto che “non c’è soluzione della questione sociale senza un’adeguata antropologia del lavoro”, aveva sostenuto introducendo i lavori il cardinale Camillo Ruini. Di qui “lo speciale impegno dei docenti europei nel campo della ricerca e della formazione” affinché “l’istruzione universitaria” sia in grado di “preparare i giovani alle professioni di più alto livello”.