XX GMG: 40 ANNI DI STORIA, LE TAPPE PIÙ IMPORTANTI DEL DIALOGO TRA LA CHIESA CATTOLICA E IL POPOLO DI ISRAELE (2)

” “Ed ecco il 1986 quando Giovanni Paolo II – primo Pontefice nella storia – si é recato alla Sinagoga di Roma e c’è stato l’abbraccio con il rabbino della capitale Elio Toaff. In quell’occasione il Papa chiamò gli ebrei "fratelli maggiori" e disse: "La religione ebraica é in un certo qual modo intrinseca alla religione cristiana. Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun’altra religione". A dicembre del 1993, arriva il riconoscimento dello Stato di Israele da parte della Santa Sede. Altra data importante, il 16 marzo 1998, giorno in cui la Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo ha pubblicato: "Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah". "Al termine di questo Millennio – si legge nel testo – la Chiesa cattolica desidera esprimere il suo profondo rammarico per le mancanze dei suoi figli e delle sue figlie in ogni epoca. Si tratta di un atto di pentimento (teshuva): come membri della Chiesa, condividiamo infatti sia i peccati che i meriti di tutti i suoi figli. Preghiamo che il nostro dolore per le tragedie che il popolo ebraico ha sofferto nel nostro secolo conduca a nuove relazioni con il popolo ebraico. Desideriamo trasformare la consapevolezza dei peccati del passato in fermo impegno per un nuovo futuro nel quale non ci sia più sentimento antigiudaico tra i cristiani e sentimento anticristiano tra gli ebrei, ma piuttosto un rispetto reciproco condiviso, come conviene a coloro che adorano l’unico Creatore e Signore ed hanno un comune padre nella fede, Abramo".