Ha voluto incontrare i seminaristi di Colonia prima di stare questa sera a Marienfeld con i giovani del mondo. E lo ha fatto per riproporre, come ricordava Giovanni Paolo II, "la dimensione vocazionale che è sempre presente nelle Giornate mondiali della gioventù". È un’altra conferma: Benedetto XVI non esita a cogliere e a proporre l’essenziale, non teme di essere esigente nel chiedere ai giovani di prepararsi, dopo l’adorazione, alla missione. Dice che l’una non può essere senza l’altra. L’adorazione diventa così l’opposto dell’immobilismo e la missione l’opposto dell’affanno. Entrambe possono diventare scelta generosa, radicale.
Benedetto XVI ha motivo di pensare che molti giovani sono già in questa prospettiva. Qualcuno gli ha parlato della cattedrale di Colonia stracolma di giovani per una messa di mezzanotte, di migliaia e migliaia di ragazzi e ragazze nei luoghi delle catechesi e di altre migliaia che le hanno seguite davanti ai maxischermi, di fiumi di gente gioiosa e spesso in preghiera lungo le strade della città. Sa anche che alcuni si sono smarriti o distratti nell’inevitabile trambusto. Ed, infine, sa che lui, il Papa, a Marienfeld sarà immerso questa sera in un’umanità festosa, pensante e orante.
Quanto sta accadendo a Colonia non può che motivare ancor più la sua richiesta dell’adorazione e della missione. Con la dolcezza e la fermezza di un padre che ha a cuore la felicità dei figli.
Come ieri ai seminaristi, oggi ne svelerà il segreto ai giovani.