"La perfezione è di Dio e solo di Dio". Con queste parole il vescovo ausiliare di Baghdad, il caldeo Shlemon Warduni, commenta al Sir la firma della costituzione irachena, avvenuta il 28 agosto, nell’Assemblea nazionale. Priva dell’appoggio sunnita, ora la carta dovrà essere approvata da un referendum popolare fissato entro il 15 ottobre. "Come cristiani ci aspettavamo un po’ di più per quello che riguarda la libertà religiosa ( la costituzione prevede che la ‘sharia’, la legge coranica, sia una fonte principale di diritto, ndr.) dichiara mons. Warduni confidiamo, perciò, nelle leggi che verranno emanate in seguito, per garantire a tutti gli stessi diritti. Siamo abbastanza tranquilli. L’approvazione è una cosa positiva, resta da verificare la sharia come fonte di diritto. Devono essere garantiti tutti quei diritti tipici dei paesi democratici". Riguardo ai sunniti, che non l’hanno accettata, il vescovo auspica che "la carta sia espressione di tutto il popolo" e quindi "per il bene dell’Iraq, un riavvicinamento sunnita". Secondo mons. Warduni la struttura federale del nuovo sistema politico del Paese "non creerà zone ricche e zone povere, se al centro verrà posta la giustizia e il diritto. In tal caso tutti gli abitanti dell’Iraq avranno ciò di cui hanno bisogno. Con il petrolio iracheno può vivere bene tutto il Medio Oriente". Ma la ricchezza irachena non è solo il petrolio, ricorda il presule: "chiediamo che le ricchezze del Paese siano equamente distribuite. La nostra terra è fertile e ricca di minerali. Basterebbe far fruttificare i datteri delle palme per poter vivere". Purtroppo fino ad oggi "abbiamo avuto solo guerre ed armi, ed il popolo adesso è povero e stanco". "Speriamo conclude che questa Carta possa servire a vivere un’esperienza democratica non solo al nostro Paese ma anche ad altri che sono in condizioni peggiori dell’Iraq".