” ““Una delle più grandi povertà della società odierna”. Questo il commento di don Maurizio Chiodi, docente di Teologia morale presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Milano, ai recenti fatti di cronaca riguardanti l’abbandono di minori e neonati. La riflessione arriva dal convegno “I bambini del limbo” promosso dall’Aibi (Amici dei Bambini), in corso a Bellaria (Rimini). Una delle cause principali dell’abbandono, secondo il teologo, è “la fragilità del nido familiare nell’epoca contemporanea. In un contesto sempre più orientato all’individualismo e all’esaltazione delle emozioni, le relazioni familiari rischiano di spezzarsi, di assumere una valenza puramente affettiva, legata alla spontaneità degli affetti, ma con l’alto grado di variabilità, volubilità e instabilità che essi comportano”. Eppure anche la “famiglia fragile” può, secondo don Chiodi, rinforzarsi grazie al “dono” dell’accoglienza rappresentato dall’adozione: “Accogliere un figlio generato da altri e poi abbandonato significa ricevere e al tempo stesso offrire un prezioso dono. E’ un processo che richiede costi, fatiche e rischi, perché significa offrire ad un bambino rifiutato, gratuitamente e incondizionatamente, una casa, una parola, aiutarlo a sperare di nuovo”. “L’accoglienza trasforma un bambino dimenticato in un figlio – conclude don Chiodi -. La decisione di accettarlo come figlio è in un certo senso più importante addirittura dell’averlo messo al mondo, e si può considerare come una vera e propria nuova nascita”.