"Qui si respira aria di unità. Le difficoltà non sono negate, ma anziché essere ostacoli, diventano nuove occasioni di incontro, di conoscenza e di fratellanza". Mons. Luigi Stucchi, vicario episcopale della zona pastorale di Varese, ha presieduto ieri sera a Villa Cagnola di Gazzada una tavola rotonda sul dialogo ecumenico in Serbia e Bulgaria, nel contesto della XXVII settimana europea di studi religiosi promossa dalla Fondazione ambrosiana Paolo VI. Al centro dell’attenzione una frase di Montini del 1967, che faceva riferimento, pur in un contesto storico differente, all’attesa operosa verso "un’alba nuova di speranza e di pace". Irinej Bulovic, vescovo ortodosso di Novi Sad, ha esordito ricordando la figura di San Sava e il "periodo di tolleranza, quasi anticipatore del dialogo ecumenico, in cui viveva il nostro santo", tra i "padri" dell’ortodossia serbo-montenegrina. Dal Medioevo ad oggi, "abbiamo avuto molti momenti bui e altri di ripresa e di apertura". Ma "se la storia ha una grande importanza, essa non deve risultare come un’ipoteca sui rapporti odierni tra le due chiese sorelle, ortodossa e cattolica. Noi oggi ha aggiunto Bulovic – abbiamo responsabilità concrete verso le nostre comunità e la nostra gente; non dobbiamo essere vittime della storia. Occorre invece orientarsi a rapporti di reciproca fiducia e apertura, guardando avanti". Il dialogo non può però "restare una questione di vertice, bensì deve coinvolgere i fedeli delle due comunità. E’ nella vita quotidiana che occorre camminare assieme".” ”