FEDE E CULTURA: MONS. CAFFARRA, "BIOPOLITICA" E "MALATTIA" DEI GIOVANI TRA LE EMERGENZE DEL DIBATTITO PUBBLICO, NO AL DIRITTO COME "CONTRATTO"

Le questioni della "biopolitica" e le risposte da dare alla "malattia spirituale" dei giovani, che "consiste nella loro incapacità di domandare". Sono queste, per mons. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, due priorità da tenere presente nel dibattito pubblico, se si vuole finalizzare la costruzione della società al "bene comune". Nella nota pastorale per l’anno 2005-2006, presentata oggi a Bologna, Caffara si scaglia contro l’affermazione che possa esistere "un sociale esclusivamente contrattato e quindi frutto di opposte esigenze, nessuna delle quali ha la possibilità di richiamarsi ad una veri5tàcirca il bene superiore ad ogni individuo coinvolto nella contrattazione". Senza il "bene comune", ribatte invece il presule,  il diritto cessa di essere "veicolo di giustizia" e diventa "privilegio di coloro che hanno il potere di stabilirlo": di qui la necessità, per i credenti, di stare accanto ai "poveri nel senso più radicale del termine", che oggi sono quelli "costretti da una società spietata come la nostra a vivere privi di futuro; incapaci di dare una spiegazione convincente alla tragedie che li ha colpiti; costretti a vivere in una solitudine priva di ogni riconoscimento da parte dell’altro". Oggi "non ha più ragion d’essere" la distinzione fra "vicini" e "lontani", ammonisce Caffarra, per cui i primi destinatari dell’annuncio del Vangelo sono le "tante persone che si riconoscono nella rilevanza culturale dell’annuncio cristiano". I giovani, in particolare, sono le vittime della "violenza" esercitata su di loro dalla "proibizione di fare domande", tipica della cultura attuale, e hanno dunque bisogno di essere aiutati a "riformulare le grandi domande della vita".