"Una riforma appare doverosa, essendo intervenuti in questi anni importanti mutamenti negli equilibri politici ed economici mondiali". Alberto Lepori, giurista svizzero, già docente di Diritto pubblico all’Università di Friburgo, segnala in un’intervista al Sir che sarà on line domani, alcuni punti-fermi dai quali le Nazioni Unite dovranno riprendere il cammino all’indomani dell’Assemblea generale in corso al Palazzo di vetro di New York. "Il primo posto nei dibattiti è spesso occupato dalla composizione del Consiglio di sicurezza, in cui cinque Stati (Usa, Gran Bretagna, Francia, Cina e Urss, gli ultimi rappresentati da pretesi eredi) godono di un diritto di presenza continua e di un potere eccezionale: il loro voto è necessario per le decisioni del Consiglio. Non sarà facile stabilire una più equa rappresentanza nel Consiglio includendo altri Paesi, perché molti governi domandano di far parte del gruppo dei privilegiati". In questo elenco spiccano fra gli altri India, Giappone, Brasile, Indonesia, Germania, "e fin qui sono esclusi interi continenti come l’Africa e il Sudamerica, che costituiscono verosimilmente la parte più dinamica per l’avvenire dell’umanità". Tema meno considerato, secondo Lepori, è quello "di una riforma della stessa Assemblea generale, in cui ogni membro dispone di un voto, senza alcuna considerazione del numero degli abitanti del singolo Stato". Ancora minor interesse "ha fin qui destato l’intenzione, espressa da Kofi Annan, di riformare la Commissione dei diritti dell’uomo di Ginevra. I cui obiettivi vanno però preservati, viste le tante violazioni dei diritti umani nel mondo di oggi". (segue)