"Il cristiano ha spiegato Benedetto XVI, durante l’udienza ai partecipanti al congresso per il 40° della "Dei Verbum" – non deve insegnare una sua propria sapienza, ma la sapienza di Dio, che spesso appare stoltezza agli occhi del mondo. La Chiesa sa bene che Cristo vive nelle Sacre Scritture". "Chiesa e Parola di Dio ha quindi sottolineato – sono tra loro inscindibilmente legate. La Chiesa vive della Parola di Dio e la Parola di Dio risuona nella Chiesa, nel suo insegnamento e in tutta la sua vita". Il Papa ha ricordato come "in questi ultimi tempi, grazie anche all’impulso impresso dalla "Dei Verbum", é stata più profondamente rivalutata l’importanza fondamentale della Parola di Dio. È derivato da ciò un rinnovamento nella vita della Chiesa, soprattutto nella predicazione, nella catechesi, nella teologia, nella spiritualità e nello stesso cammino ecumenico. La Chiesa deve sempre rinnovarsi e ringiovanire e la Parola di Dio, che non invecchia mai né mai si esaurisce, è mezzo privilegiato a tale scopo". In questo contesto, il Pontefice ha "evocato" e "raccomandato" la tradizione della "Lectio divina": "L’assidua lettura della Sacra Scrittura accompagnata dalla preghiera realizza quell’intimo colloquio in cui, leggendo, si ascolta Dio che parla e, pregando, gli si risponde con fiduciosa apertura del cuore. Quale punto fermo della pastorale biblica, la Lectio divina ha concluso – va perciò ulteriormente incoraggiata, mediante l’utilizzo anche di metodi nuovi, attentamente ponderati, al passo con i tempi".