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” “"Per parlare ai giovani i simboli devono essere sinceri e autentici, così come lo erano le azioni simboliche di Giovanni Paolo II. Non possono essere forzati o non sinceri, altrimenti rischiano di fare più male che bene". Lo ha detto l’arcivescovo John P.Foley, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, intervenendo oggi a Varsavia alla Commissione dei vescovi europei sui media. Mons. Foley ha raccontato alcuni episodi inediti degli ultimi giorni di vita di Giovanni Paolo II, in particolare durante il Venerdì Santo: "Come sapete, la scorsa settimana santa, Giovanni Paolo non ha potuto andare al Colosseo per la Via Crucis e l’ha seguita in televisione dalla sua cappella privata. Ad un certo punto, qualcuno gli ha dato un grande crocifisso che ha tenuto nella sua mano destra in equilibrio sul ginocchio destro. Quando i seminaristi hanno letto in diverse lingue il titolo della Dodicesima stazione "Gesù muore sulla croce", il Santo Padre ha preso la croce e l’ha tenuta stretta a sé, abbracciandola. Potete immaginare le mie lacrime". "Giovanni Paolo II ha aggiunto mons. Foley aveva il dono di saper compiere azioni simboliche molto commoventi. Una volta mi disse, durante un pranzo, che non pianificava mai queste azioni, ma avvenivano spontaneamente. Ma disse anche: "Conosco il valore dei simboli". La parola "simbolo" deriva dal greco "symboein" unire ed è l’opposto della parola greca "diabolein" dividere che è l’origine della nostra parola per definire il diavolo, il diabolico. Le azioni simboliche possono condurre la persone all’amore".
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