Prosegue "intensa e senza sosta" l’azione dei vescovi iracheni per chiedere la modifica della bozza della Costituzione irachena che a loro avviso "all’art. 2 rischia di introdurre la sharia, la legge islamica, nel sistema giudiziario iracheno". In una dichiarazione resa al Sir dal patriarca caldeo di Baghdad e presidente della Conferenza episcopale d’Iraq, Emmanuel III Delly, riafferma questo rischio. "Lo scorso 18 settembre ho incontrato il vice del presidente Jalal Talabani dice il Patriarca al quale ho espresso il nostro parere sulla Costituzione, buono in generale, ed evidenziato alcune cose che possono essere migliorate per evitare interpretazioni a sfavore dei non musulmani". Il riferimento è all’art. 2.1 della Costituzione in cui si afferma che "L’Islam è una fonte principale di diritto" e che "nessuna legge può essere contraria agli standard dell’Islam". "Abbiamo chiesto, per questo motivo, con una lettera firmata da me a nome di tutto l’episcopato iracheno, la modifica o la soppressione di questo articolo. Nel testo chiediamo anche a tutte le nazioni di impegnarsi in questa direzione". "La risposta delle istituzioni irachene prosegue Delly è stata conciliante, invitandoci a non avere timore. Tuttavia continueremo a fare pressione senza sosta per migliorare la bozza". Riguardo alla situazione nel Paese il Patriarca denuncia "la sempre maggiore mancanza di sicurezza" ed una "drammatica grave crisi economica. "Per paura di violenze ed attacchi terroristici molti non vanno a lavoro. Aumentano furti e povertà di ogni tipo. E’ di poco fa la notizia dell’uccisione di quattro accompagnatori dell’ex ministro cristiana. Forse miravano direttamente all’ex ministro che non era con loro".