RU486: DI PIETRO (CATTOLICA), "NESSUNA DIFFERENZA" TRA ABORTO CHIRURGICO E ABORTO MEDICO, NO A "BANALIZZAZIONI" O "SEMPLIFICAZIONI"

” “"Non c’è nessuna differenza, dal punto di vista etico, tra la soppressione di una vita umana tramite l’aborto chirurgico e quella mediante l’aborto medico, somministrato cioè con l’utilizzo di un farmaco". A ribadire l’illeicità assoluta dell’aborto, che "resta sempre l’uccisione di una vita umana", è Maria Luisa Di Pietro, dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica di Roma, commentando per il Sir l’ordinanza con la quale il Ministro della Salute,Francesco Storace,ha sospeso la sperimentazione della Ru486, decisa dall’Ospedale di Sant’Anna di Torino. "E’ un dato di fatto che la Ru486 è soltanto una modalità diversa di fare l’aborto",prosegue l’esperta, secondo la quale nelle polemiche in atto in questi giorni c’è un problema di "etica della comunicazione", in quanto "vengono date informazioni che non corrispondono alla realtà". Il rischio è dunque quello di una "semplificazione" o "banalizzazione" della pratica dell’aborto, "rimuovendo tutte quelle circostanze che potrebbero indurre la donna ad un ripensamento e salvare così una vita". Oltre ad essere inammissibile dal punto di vista morale, l’aborto – ricorda l’esperta –  "può produrre danni fisici e psicologici gravi". La Ru486, ad esempio, "viene somministrata insieme al misoprostol,per aumentarne l’afficacia abortiva,  e le donne vengono comunque invitate a firmare prima una liberatoria per eventuali interventi chirurgici successivi, se l’aborto non riesce". Trai danni fisici più diffusi per la donna in caso di ricorso alla ru486,l’emorraggia, che "può avvenire in qualsiasi momento e luogo, e spesso necessita di interventi immediati. Negli Usa, infatti,la Food and drug administration tra i criteri di esclusione del ricorso alla Ru486 prevede il caso che la donna non abbia il telefono o non abiti vicino aduna struttura sanitaria".