Mons. John Ricard (presidente Usccb) nel corso della tavola rotonda sulla "sicurezza globale e la governance", tenutasi ieri sera a Bruxelles, ha affermato che "è tempo di promuovere una sicurezza cooperativa", la quale "esige di superare l’unilateralismo". "Il dovere di difendere il bene comune e la pace devono trovare strade alternative a quella della violenza e semmai il ricorso alle armi, che da sé non è sufficiente a risolvere i problemi, deve costituire l’ultima ratio". Ricard ha quindi citato Paolo VI "che ci ammoniva al dovere di costruire la pace perseguendo la giustizia. Non c’è altra via ha aggiunto Ricard – se non quella di combattere la fame, la povertà, accanto al rafforzamento degli organismi sovranazionali, a partire dall’Onu". Mons. Giuseppe Merisi (Comece) si è dapprima soffermato sulle posizioni del magistero del Papa e del Catechismo della chiesa cattolica sui temi dell’etica della pace, con alcune osservazioni sulla sensibilità dei cattolici europei sul medesimo argomento. Merisi, premesso che "la guerra è sempre un male’", ha affrontato gli aspetti dell’ingerenza umanitaria e del ruolo di "polizia internazionale" ("che richiedono una autorità sovranazionale effettiva e norme giuridiche condivise"), soffermandosi sul ruolo primario delle Nazioni Unite quali promotrici di pace, senza peraltro negarne i limiti e la difficile fase politica. Infine ha ricordato, citando Giovanni Paolo II e il card. Carlo Maria Martini, che "l’impegno contro il terrorismo deve esprimersi anche sul piano politico e pedagogico, rimuovendo le cause che stanno all’origine di situazioni di ingiustizia", mentre "per superare gli idoli dell’odio e della violenza è molto importante imparare a guardare al dolore dell’altro".” ”