"Ci sono molte paure che attraversano il mondo di oggi. L’orizzonte non appare sereno e le incertezze sono avvertite non solo dai cittadini, ma anche da politici di elevata responsabilità. Neppure le Chiese ne sono esenti": mons. Joseph Homeyer, presidente della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), ha introdotto ieri sera la tavola rotonda su "La sfida della sicurezza globale e la governance", tenutasi a Bruxelles nel quadro del meeting tra vescovi europei e statunitensi, che proseguirà fino a domani. "In tale contesto ha avvertito Homeyer crescono le responsabilità delle Chiese, chiamate a favorire il dialogo e a sostenere la pace e la speranza nel mondo di oggi". John Ricard, presidente della Conferenza episcopale americana (Usccb), ha spiegato come negli Usa si percepisca questa "difficile fase di contrasti crescenti": "Dopo gli attentati dell’11 settembre e le guerre che ne sono seguite, assistiamo a un paradosso. Nel nostro Paese si respira un forte senso di vulnerabilità, proprio nel momento in cui gli Stati Uniti sono rimasti l’unica superpotenza sovraesposta sul piano politico e militare". Ricard ha ricordato come la Chiesa cattolica americana abbia più volte fatto sentire la propria voce, "contraria alla guerra preventiva e all’unilateralismo politico", pur concordando sul fatto che "ogni Paese ha il dovere di tutelare i propri cittadini e la loro sicurezza". "E’ tempo di promuovere la pace ha aggiunto Ricard -, la quale non è solo assenza di guerra, ma anche tutela dei diritti umani e impegno per la giustizia, così da contribuire a rimuovere le cause profonde dei contrasti internazionali". (segue)” ”