Pubblichiamo la nota Sir sulla situazione politica italiana.
L’aggettivo tecnico in questo caso è: convulsa. L’Italia politica ha vissuto ancora una volta una giornata convulsa, tra dimissioni del ministro dell’Economia Siniscalco, pronta successione del suo predecessore Giulio Tremonti, mentre resta aperta la questione sul governatore della Banca d’Italia, "sfiduciato" dal governo (ad eccezione della Lega), da cui tuttavia, come ha sottolineato lo stesso premier, non dipende. Questo, mentre l’Unione si compatta nella richiesta di elezioni anticipate e la Casa delle Libertà sembra ritrovare a sua volta una certa compattezza nell’avvio non facile di questa nuova fase di governo, in vista della definizione del profilo con cui arrivare all’ormai comunque imminente appuntamento elettorale.
A conti fatti insomma sembrano confermarsi alcuni dei paradossi della situazione italiana, sempre "gravissima ma non irreversibile", mentre anche nel sistema del maggioritario, governi il centro destra oppure il centro- sinistra, vale il paradigma, già teorizzato a metà degli anni settanta, della "crisi permanente" come chiave di un equilibrio instabile del sistema politico e, dunque, della governabilità del BelPaese. Tutto sotto controllo dunque, mentre i cittadini elettori seguono con la tradizionale saggezza e disincanto – le sempre nuove vicende del sistema politico? La riposta non è scontata, se si pensa all’evoluzione più ampia, se si guarda un momento fuori dall’orticello di casa nostra. I nostri due maggiori vicini, Francia a Germania, sono in una situazione non migliore della nostra. In Francia si susseguono a ogni elezione "alternanze per disperazione", in Germania, grazie a un sistema elettorale più solido e rappresentativo, vengono al pettine i nodi della crisi e trasformazione delle grandi "famiglie politiche" della seconda metà del secolo scorso.
È dunque tempo di scelte strategiche, di investimenti lungimiranti, di grandi aperture di orizzonti: l’Italia può dare, proprio in questo quadro europeo così stagnante, alcuni segnali di innovazione? Ma di innovazione vera, non solo nelle formule? Il punto centrale è sempre lo sviluppo della democrazia nel senso sostanziale del termine, legata alla rappresentanza dei cittadini più che agli interessi di "poteri" più o meno responsabili di fronte al suffragio universale. Ecco forse un buon criterio per leggere i mesi che ci separano dall’appuntamento delle politiche e dunque giudicare e pungolare partiti, gruppi e leader, vecchi e nuovi.