Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana C’è nell’aria qualcosa di nuovo, dal punto di vista della cultura diffusa, dei sentimenti anche non espressi di tanti. Il cardinal Ruini, reduce da tre appuntamenti diversi ma emblematici, la Gmg, il pellegrinaggio a Lourdes e l’insediamento del nuovo arcivescovo di Cracovia, in un’ampia intervista apparsa ieri su "Avvenire" ha parlato di un rinascente, di un ritrovato "bisogno di appartenenza".
Oltre la schiuma dell’attualità insomma questi primi anni del secolo portano con sé nuove domande. Riportano alla domanda di fondo: "chi è l’uomo e come va trattato". È la "questione antropologica", nei suoi diversi aspetti.
Tre sono oggi particolarmente urgenti, per il mondo cattolico italiano. Il primo è a livello teoretico, di elaborazione e di ricerca filosofica e scientifica. L’unicità della persona umana, la sua identità, sono oggetto di dibattito, di processi di scomposizione e ricomposizione. Servono continui investimenti nella ricerca e la massima attenzione, non solo tra gli addetti ai lavori, ma nella più ampia opinione pubblica, perché non sia contrabbandata con il marchio della scientificità la legittimazione di interessi di parte.
Il secondo è il livello legislativo: repentine accelerazioni alla Zapatero sono sempre possibili nella misura in cui l’opinione pubblica risulti distratta o in qualche modo "narcotizzata" da messaggi tanto seducenti quanto infondati "pro choice" quasi che tutto possa essere oggetto di scelta da parte di ogni individuo. In questo senso i confortanti risultati del referendum sulla procreazione assistita in Italia non rappresentano un punto di arrivo, ma semmai un punto di partenza per un impegno in positivo di lunga lena.
C’è poi un livello "politico" nel senso proprio del termine, cioè relativo alla possibilità che, proprio sul nodo della questione antropologica si sviluppi un consenso ampio, "trasversale" come oggi si usa dire. Sui grandi temi, sulle cose importanti, la gente ha bisogno di autenticità e di buon senso, soprattutto dopo le disillusioni non solo delle grandi ideologie, ma anche del materialismo che tutte le riassume. Qui le sigle si parla di "neo-cons", di "teo-cons" non hanno significato. Anzi, gli intellettuali più avvertiti della sinistra chiedono a gran voce alla loro parte politica di abbandonare vecchi cascami secolaristici. Quello che conta è che oggi, nella "vecchia" Europa in particolare, è tempo di rinnovate convergenze proprio su questi principi. Non certo guardando al passato, quanto facendosi carico del futuro, come ripete papa Benedetto XVI, quando esclama che la Chiesa è giovane. Non solo per i giovani di Colonia, ma perché continua a dare voce all’identità della persona, nel suo aprirsi a tutti e nell’aprire il mondo alla speranza.