"Competenza", "fierezza" e "intraprendenza". Sono questi i tre requisiti indispensabili per il "ruolo pubblico" che i cristiani sono chiamati a svolgere in Europa, un continente in cui essi costituiscono la maggioranza dei cittadini ma "non hanno un peso corrispondente al loro numero negli organi del potere politico,nei mass media e nell’opinione pubblica, né nelle più influenti istituzioni culturali". A lanciare il grido d’allarme è stato mons. Giovanni Lajolo, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, intervenuto oggi a Cracovia all’apertura della quinta Conferenza internazionale organizzata dalla Pontificia Accademia di Teologia su "Il ruolo della Chiesa cattolica nel processo dell’integrazione europea". Soffermandosi sul "ruolo dei cittadini cristiani per il futuro dell’Europa", l’esponente vaticano ha fatto notare come "non mancano episodi in cui si fa avvertire che la loro presenza viene tollerata con sufficienza, se non addirittura respinta come non omogenea" alla "cultura secolarista", o al principio del "politicamente corretto". Di qui l’importanza, per i cristiani, di proporsi con uno stile improntato alla "competenza", per "dare ragione della speranza che è in loro" con "quell’atteggiamento dialogico di fondo che deve caratterizzare tutta la vita del cristiano, tanto più in materia sociale"; all’"umile fierezza", che sa reagire a tutti gli "ismi" senza "soffrire di alcun complesso di inferiorità"; all’"intraprendenza", che consiste nel "ricercare le vie per far passare il messaggio cristiano", favorendo "le iniziative volte a dar forza sociale ai veri valori e ad opporsi ai valori illusori". Un compito, questo ha concluso Lajolo – che spetta in particolare ai "cristiani che svolgono un ruolo pubblico", ma anche a "tutti cristiani che hanno in mano la forza del voto".