Betori ha quindi indicato l’agenda dell’impegno dei cattolici nella vita pubblica del Paese. "Vita, pane, pace, libertà formano il nuovo alfabeto sociale. Giova ricordare, però, che pace, libertà e pane sono gli stessi nomi della vita e sono da essa inseparabili: a chi offrire il pane, se la vita è negata prima ancora del suo esistere o manipolata nella sua identità personale?". Da qui, un appello ai politici. "Ai responsabili della cosa pubblica ha detto il segretario generale della Cei – occorre chiedere che le persone vengano prima delle strutture, che la famiglia fondata sul matrimonio sia riconosciuta come valore sociale, che la vita di ciascuno sia ritenuta un bene al pari della libertà e della pace, tanto invocate". Nel suo intervento alle Acli, mons. Betori ha legato la questione bioetica al problema del relativismo etico denunciando tutta una serie di "automatismi mentali" che si sono "insinuati" nella cultura, come "il pensiero dell’uomo è incapace di affermare qualunque verità oltre quella fisica". Di fronte a questo scenario, "l’uomo del terzo millennio ha detto Betori dovrà riappropriarsi del desiderio di conoscere per davvero ciò che lo circonda".