"Trent’anni fa il Signore Gesù – per bocca del successore di Pietro – mi ha detto: ‘Diventa vescovo. Tu in concreto non sai che cosa questo vuol dire, ma non importa: vieni e vedi’. E ho detto ‘sì’; un ‘sì’ pronunciato, per la verità, un po’ spensieratamente; ma in fondo la decisione non si presentava allora troppo difficile". Con queste parole il card. Giacomo Biffi ha ricordato ieri a Bologna, in occasione di una messa solenne per il 30° anniversario della sua consacrazione episcopale, la chiamata a vescovo ausiliare di Milano, nel 1976. Riprendendo il vangelo del giorno, il cardinale ha aggiunto che "quando si tratta di sequela personale del ‘Cristo che chiama’, non serve molto perder tempo a informarsi sulle ultime dottrine teologiche, sulle analisi degli psicologi, sulle più recenti indagini demoscopiche. Ciò che è necessario e realmente fruttuoso è scoprire Cristo, il suo mistero, la sua unicità". Solo così ci s’imbatte "nella chiave dell’enigma esistenziale e nel fatto risolutivo dell’aggrovigliata problematica umana". Divenuto arcivescovo di Bologna nel 1984, Biffi ha sottolineato di aver trovato in questa Chiesa “una serie di ‘tesori’ propri e originali”: "la singolare genialità dell’amore bolognese all’eucaristia – ha detto -, la Madonna di San Luca" e "la memoria e il culto del martirio cristiano" che la diocesi richiamò in particolare "nel 1993, centenario dell’esaltazione dei santi martiri Vitale e Agricola".